Il Tartufo nero di Bagnoli Irpino: storia, tradizione e valorizzazione.

Continua il viaggio di #comunitàresilienti tra le eccellenze ed i prodotti di nicchia del territorio del GAL I Sentieri del Buon Vivere, per incontrare uno dei protagonisti indiscussi della gastronomia irpina: il Tartufo Nero di Bagnoli Irpino.

Iscritto nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (P.A.T) della Regione Campania, il Nero di Bagnoli Irpino è presente, nella fascia montana individuata tra gli 800 ed i 1500 mt di altitudine del massiccio dei Picentini, da almeno due secoli e mezzo. Testimonianze storiche ne attestano l’utilizzo fin dai tempi di Carlo III di Borbone.

Grazie al racconto di esperti, produttori e consumatori, conosceremo meglio le tradizioni, gli usi e le possibilità di sviluppo offerte da questo prelibato tuber mesentericum.

L’oro nero dell’Alta Valle del Sele: il Tartufo nero di Colliano.

A Colliano, nell’Alta Valle del Sele, all’ombra di faggi e querceti, cresce, spontaneo, l’oro nero della gastronomia locale: l’omonimo tartufo nero.
#Comunitàresilienti ci porta alla scoperta di questo tubero, ripercorrendo, insieme ai protagonisti e agli attori locali, le tappe salienti che hanno portato alla notorietà di questo prodotto, dalla sua scoperta, avvenuta quasi per caso negli anni sessanta del secolo scorso, al percorso di valorizzazione e crescita che trova nella quasi trentennale mostra-mercato, una delle sue massime espressioni, coinvolgendo l’intera comunità.
Dagli esperti cercatori, alle aziende di trasformazione, al comparto gastronomico e della ristorazione, alle attività ricettive e turistiche, fino a quelle artistiche e dell’artigianato locale: tutti, indistintamente, parte di questo processo di sviluppo resiliente che il tartufo ha contribuito ad innescare.

“Territorio, tradizione, innovazione: storie di giovani imprenditori”

Le storie di chi resta, o di chi torna, sono intrise di sogni e di speranze che, al di là dei luoghi e delle diverse realtà di appartenenza, contribuiscono ad accomunare e ad avvicinare i loro protagonisti.

Mossi dall’orgoglio di portare avanti le tradizioni di famiglia, o dalla soddisfazione di mettere a frutto competenze acquisite altrove, questi giovani e tenaci imprenditori si impegnano costantemente, e non senza difficoltà, per contribuire a creare una comunità viva, accogliente e resiliente per se stessi e per quelli che verranno.

Lavoro e Resilienza: l’esperienza dei tosatori di Ricigliano.

Quella della tosatura, a Ricigliano, è una pratica antica tramandata da generazioni, le stesse che, da secoli, portano avanti la pastorizia e le tradizioni ad essa legate, come la Turniata di San Vito. Una sorta di circolo virtuoso che consente ai vari elementi che compongono il sistema sociale ed economico locale di coesistere e superare il tempo e le difficoltà.

La storia dei suoi tosatori è un esempio di come, di fronte alle avversità, la comunità ed i suoi giovani sono stati capaci di trasformare un problema in una opportunità.

Scegliendo di portare avanti un mestiere antico, espressione di una lunga tradizione familiare e di un know-how consolidato e non disperso nella memoria, questi ragazzi hanno vinto una partita importante contro la mancanza di opportunità lavorative, contro la necessità di dover andare via, contro l’abbandono e lo spopolamento delle aree interne. E non solo. Attraverso l’innovazione tecnologica ed il miglioramento delle competenze, hanno la possibilità di offrire servizi qualificati ed a costi competitivi, che consentono ad un settore importante dell’economia locale, il comparto zootecnico ovicaprino, di continuare ad esistere ed operare.

L’auspicio è che, come avvenuto per la pratica della tosatura, anche la lana, prodotto finale di questo processo possa, presto, svestirsi dei panni di rifiuto speciale, per diventare essa stessa opportunità di sviluppo e di crescita, innescando nuovi meccanismi di resilienza per l’intera comunità.

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